STAR WARS: UNA SAGA STELLARE - Perché da quarant’anni ci si innamora di “Star Wars”
 
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STAR WARS: UNA SAGA STELLARE

Perché da quarant’anni ci si innamora di “Star Wars”

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana… Già, sono passati oltre quarant’anni dal primo lungometraggio dal titolo ”Star Wars” ma, nonostante ciò, il pubblico sembra non averne ancora abbastanza di galassie remote e sciroccati che combattono con bastoni luminosi spostando gli oggetti con il pensiero. Proviamo ad analizzare insieme le ragioni di questa specie di follia collettiva. Innanzitutto, quando si parla di “Star Wars” ci si accosta ad una rarità nel panorama delle grandi saghe cinematografiche che, quasi sempre, traggono spunto da universi letterari (basti pensare a “Harry Potter” o “Il signore degli anelli”, passando per le grandi saghe Marvel e DC). “Star Wars”, infatti, è un’epopea squisitamente cinematografica, nata in quella sala buia dove i volti degli spettatori osservano la scena “pronti a ridere o a urlare dal terrore” come direbbe il compianto Wes Craven. Questo è il motivo per cui la saga di “Star Wars” non è stata costretta ad adattare personaggi e situazioni, ma è nata così come la vediamo in “Una nuova speranza”: un mondo nelle mani dei cattivi, un eroe che si improvvisa tale, un anziano e saggio maestro, un lungo e inaspettato viaggio nel tentativo di salvare una principessa. Non un granché, vero? La storia, raccontata così, sembra una scemenza banale come i saldi di fine anno. Perché allora, dopo tanti anni, migliaia di fan invasati si travestono come i loro eroi e finanche la critica apprezza queste pellicole? Molto semplicemente, “Star Wars”, almeno ai suoi albori, era una storia brutta raccontata bene. Questo fenomeno culturale che ha segnato indelebilmente il ventesimo secolo è stato reso tale da un’astutissima commistione di generi mescolati con una perizia tale da rendere originalissima, unica, una storia piuttosto convenzionale:infatti, con Leia e Han o con Padme e Anakin assistiamo alla classica love story, i Jedi hanno tutto il fascino dei cavalieri erranti medievali guardiani della pace, la squallida taverna dove si uccide per una sommetta di denaro è il più classico dei saloon e le epiche battaglie e le innumerevoli creature si rifanno al fantasy più tipizzato. Il tutto condito da una stupenda ambientazione fantascientifica ricca di effetti speciali. Dunque, un’operazione di marketing per attirare la fascia di pubblico più ampia possibile? Attenzione, però, perché abbiamo detto che “Star Wars” è nato in questo modo, muovendo i primi passi nel mondo dei blockbuster, ma ha saputo evolversi fornendoci impagabili momenti di pathos e dipingendo ritratti stupendi di personaggi altrettanto stupendi, rendendo la storia profonda e, scusate la ripetitività, stupenda e, ancora, stupenda. Dove si trovano in altre pur titolate saghe fantascientifiche momenti struggenti come Obi-Wan che grida ad un Anakin trasfigurato nel corpo e nell’animo:- Eri mio fratello, Anakin! Ti volevo bene…- oppure battaglie spaziali epiche come la distruzione della Morte nera? Ecco che, a partire da una furba (lo diciamo con tutto il rispetto, la simpatia e la stima di questo mondo per il grande George Lucas) quanto classica avventura spaziale si è arrivati a un universo compiuto e maturo, fatto di momenti spasmodici ma di ampio respiro che hanno il sapore dell’antica saga epica e di momenti drammatici ma mai patetici degni della migliore tragedia. Nonostante ciò, qualche detrattore potrebbe dire oggi, a circa un mese dall’uscita dell’episodio 8 “Basta! Ancora ‘Star Wars’! Che cosa c’è più da dire, ormai?”. Grazie, misterioso detrattore per la pertinente domanda: che cosa ha ancora da dire “Star Wars”? O, per dirla in modo più diretto, com’è l’episodio 8? Ci spenderemo una sola parola: bello. A quanto pare, la galassia lontana lontana ha ancora molto da dire. Dopo l’episodio 7 che, seppur bello, doveva fungere da raccordo con gli episodi precedenti, con questo nuovo lungometraggio la trilogia sequel assume una sua identità con una nuova generazione di eroi e cattivi che non sono assolutamente copie sbiadite di quelli classici (questa buona caratterizzazione dei nuovi personaggi è resa possibile da una scelta attenta degli interpreti, che sono tutti assai convincenti) e diventano i principali protagonisti di una nuova fase della saga iniziata da un ragazzino che, su Tatooine, guardava speranzoso e malinconico un tramonto, scena ripresa in questo film dove Luke Skywalker guarderà per l’ultima volta un altro tramonto senza però le ansie di trent’anni prima, ma avendo negli occhi pace, serenità, Forza. Dunque la saga conserva, ve lo garantiamo, quella mescolanza di sequenze di azione e il fascino epico e mistico di una vicenda calata in un mondo immaginario, per noi remoto nel tempo e nello spazio, che ce ne hanno fatto innamorare. E visto che è certamente impossibile esaurire tutto quello che si può dire su questo universo (o multiverso, dato che ormai si è trasferito praticamente su ogni mezzo di comunicazione attualmente disponibile), concludiamo con un conciso monito che, se verrà rispettato, ci farà capire che questo articolo è servito a qualcosa: in futuro, per cortesia, dite quello che volete su “Guerre stellari”, dite che vi fa schifo, che è una stupidaggine, che non capite quegli sbarellati che gridano al cult, ma non dite mai  che “Star Wars” vi ricorda qualcos’altro, perché “Star Wars”, con tutti i suoi pregi e difetti, con la sua commistione di generi, con la sua cifra stilistica unica, non somiglia proprio a un bel niente, se non a se stesso…

di Giuliano Cirucci


Parole chiave:

cinema , film , recensione , star wars

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