L’etica dei Looney Tunes - Il motivo del successo di Bugs Bunny, Taddeo, Marvin e la loro “non bontà"
 
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    L’etica dei Looney Tunes

    Il motivo del successo di Bugs Bunny, Taddeo, Marvin e la loro “non bontà"

    I cartoni animati spesso hanno funzione educativa. Essi tendono a offrire modelli comportamentali al pubblico, prevalentemente composto da bambini. Possiamo affermare con la certezza di essere tutti concordi che, tra i cartoni animati più famosi di sempre, che ancora oggi divertono piccoli e meno piccoli, rientrano senza dubbio quelli che hanno come protagonisti i Looney Tunes. Ma siamo davvero sicuri che i Looney Tunes siano dei buoni esempi per i piccoli che da anni sognano grazie a loro?

    Vediamolo insieme. Pensiamo allo schema dell’episodio tipo: Bugs Bunny  si aggira su due zampe per un bosco di pini o larici, quando ecco che arriva Taddeo con la sua inseparabile doppietta,  pronto a dar fondo alle sue inesauribili energie per far fuori il nostro coniglietto preferito. Già qui è possibile nutrire qualche dubbio sulla validità dell’esempio fornito dai nostri amichetti di celluloide: solitamente, infatti, si tende a volere che i piccoli amino e rispettino gli animali invece di cercare di fargli la pelle non appena li vedono, o no? Comunque, se almeno Bugs Bunny fosse un individuo di buon cuore, le deviazioni dall’etica comune si fermerebbero qui, ma Bugs Bunny non è buono, quindi, invece di limitarsi a scappare, sfrutta la sua intelligenza per umiliare Taddeo (lo butta giù da una rupe, tenta di farlo picchiare da Humphrey Bogart, lo ipnotizza per poi fargli compiere atti estremamente umilianti). Ecco ancora un esempio: di solito si insegna ai bambini a essere altruisti, a essere umili, a essere modesti, ma esiste forse qualcuno che sia più egoista, egocentrico, presuntuoso e prepotente di Sua Signoria l’Anatra per antonomasia, Daffy Duck? Un ultimo esempio: Marvin il marziano. Il suo unico scopo nella vita è quello di distruggere il pianeta Terra. Il motivo per cui lo vuole fare è più folle dell’intenzione stessa: la Terra gli impedisce di vedere chiaramente il pianeta Venere. Per comprendere quanto questo personaggio sia più pazzo di quanto si possa pensare, basti sapere che lo psichiatra George Burden gli ha diagnosticato un disturbo psicotico e un disturbo delirante. L’unico personaggio dei Looney Tunes davvero buono è Porky Pig, che tuttavia viene puntualmente deriso, picchiato e mortificato a causa delle sue debolezze, ad esempio la sua balbuzie e l’inguaribile ingenuità.  Ma allora perché sopportiamo la follia di Marvin, l’ostinata caparbietà di Taddeo,  la maliziosa intelligenza di Bugs Bunny e gli innumerevoli soprusi subiti da Porky Pig? La risposta è di banalità sconcertante: sopportiamo tutto questo perché è dannatamente divertente, ed è dannatamente divertente perché è in un cartone animato. Già. Il cartone animato è un “linguaggio” che ci permette di farci sbellicare dalle risate guardando pestaggi, violenza e cattiverie. Provate a immaginare di vedere al cinema Wile Coyote che, caduto giù da un burrone nel tentativo di catturare Beep Beep, si spiaccica per terra. Sarebbe una scena cruenta e raccapricciante. Vedere invece la stessa scena in un cartone animato, vedere il coyote che dopo mille metri di caduta si rialza con il pelo un po’sporco e il cartello “ouch!”, è, scusate la ripetizione, dannatamente divertente.

    Quindi, nelle mani di un genio come Tex Avery, il creatore dei Looney Tunes, il cartone animato diventa il mezzo per veicolare una incredibile mancanza di bontà (attenzione, non cattiveria) dei personaggi ma, visto che loro sono invulnerabili ai peggiori infortuni, possiamo immaginare, per i sette minuti che dura l’episodio, di essere non buoni e invulnerabili anche noi e, per questo, ridere di quello di cui nella vita di tutti i giorni non si può ridere. Preferiamo parlare di “non bontà” piuttosto che di “cattiveria” per il fatto che i comportamenti di questi personaggi sarebbero indici di cattiveria nel nostro mondo. Invece, nel mondo dei Looney Tunes, quel mondo fatto di aridi deserti sassosi e metropoli misteriosamente spopolate, vige un codice morale diverso, unico, che permette una libertà d’azione che rende leciti comportamenti impensabili nel nostro mondo, comportamenti intrisi di un’amoralità che nel mondo dei Looney Tunes è l’unica morale. Il pubblico che segue le balorde quanto divertenti imprese di questi personeggi è composto prevalentemente da bambini perché, forse, tutto questo loro lo capiscono meglio dei grandi, senza bisogno di inutili sproloqui come questo che avete appena letto. Quindi, ecco spiegato il motivo del successo di questa banda di “non buoni” che da decenni  ci colpiscono con la loro amoralità così gioiosamente dissacrante da essere un’infinita risorsa di buonumore.

    di Giuliano Cirucci


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