Quattro volte Putin - L’intramontabile Vladimir ottiene il suo quarto mandato. E si prepara a nuove sfide.
 
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    Quattro volte Putin

    L’intramontabile Vladimir ottiene il suo quarto mandato. E si prepara a nuove sfide.

    67% di affluenza. Uno degli obiettivi, il 70% di affluenza, non si realizza per un soffio. L’altro però, il 70% dei voti, sì. Il nuovo presidente della Russia è quello vecchio, Vladimir Vladimirovic Putin, che, raccogliendo il 79,69% dei voti, guiderà per la quarta volta il più grande paese sulla faccia della Terra. I suoi avversari, piuttosto inconsistenti, vengono asfaltati dalle urne, mentre quello che era ritenuto l’unico, vero oppositore di Putin, Alexei Navalny, è stato escluso dalle elezioni. Malgrado i brogli e le irregolarità denunciate dalla rete di Navalny e dagli stati Occidentali, la percentuale bulgara di consensi per Putin dimostra quanto il sostegno per il sessantacinquenne di San Pietroburgo sia radicato e diffuso nella società. Da dove viene tutto questo consenso?

    Le risposte possibili sono molte. In primo luogo, la crescita economica russa degli ultimi anni, che ha coinvolto ampie fasce di popolazione, soprattutto quella urbana. Anche la Russia, così, ha visto nascere una classe sociale di cui il periodo sovietico l’aveva privata: la borghesia. Se nel resto d’Europa la borghesia è presente e occupa la scena politica da secoli, per la Russia questa è una novità totale. I nuovi borghesi vedono in Putin l’uomo che è riuscito a traghettare il Paese nell’economia di mercato, mettendo fine al duro e buio periodo di povertà diffusa seguito al crollo dell’URSS. Un'altra importante fonte di consensi è la difesa delle tradizioni nazionali, proposta che raccoglie ampi consensi ovunque, soprattutto nelle campagne.

    Ma non tutto può andare sempre bene: la crisi del 2008 ha colpito anche la Russia, ed è stata aggravata negli ultimi anni dalla caduta dei prezzi del petrolio, che ha travolto l’economia di paesi come il Venezuela, dovuta all’entrata sul mercato di nuovi produttori, come gli USA. La crisi ha fatto molto male in Russia, eppure il sostegno al Presidente non è diminuito, anzi. Putin, bisogna riconoscerlo, è un politico abile, e attento alle lezioni della storia. Infatti, uno dei principi più vecchi della politica è distrarre l’opinione pubblica dai problemi interni creandone all’esterno. Così, Putin ha puntato sul nazionalismo, idea molto diffusa tra i Russi, trasformandolo in macchina di consenso. Molto prima del “Make America great again” di Donald Trump, Putin si è imposto sulla scena politica russa promettendo di riportare il suo Paese al posto che, secondo i Russi, gli spetta.

    Le iniziative in questo senso sono state molte, in tutti i campi, e si sono mosse soprattutto verso i paesi ex sovietici, azioni diplomatiche, economiche e commerciali. Una in particolare, eclatante, ha riacceso nell’Europa e nell’Occidente la vecchia paura della Russia, più o meno antica ma molto radicata. Il 18 marzo 2014 la Russia, dopo una rapida occupazione, annette con un referendum la Crimea. Per i Russi, gli Occidentali e il mondo tutto è il drammatico, prepotente ritorno della Russia. Poco dopo scoppia la guerra nell’Ucraina orientale, a maggioranza russa, che vuole separarsi da Kiev. Infine, la Russia interviene in Siria, a sostegno di Assad, rimettendo piede dopo anni in Medio Oriente. La popolarità di Putin, sulla spinta dell’orgoglio nazionale, si impenna, nonostante le sanzioni occidentali, i caduti e le difficoltà di guerre lunghe e sanguinose. Il più recente caso Skripal segue le stesse logiche, con il popolo russo che si schiera compatto col proprio presidente contro le accuse e le rappresaglie Occidentali.

    E Putin non si dimentica di celebrare i propri successi: queste elezioni si sono tenute, con sottile astuzia, il 18 marzo. Proprio l’anniversario della trionfale annessione della Crimea che, per la cronaca, ha partecipato quest’anno per la prima volta alle elezioni russe, votando naturalmente in massa per Putin. Vladimir è sempre lì: cambiano le ere e i protagonisti della politica internazionale, ma lui è saldamente ancorato al Cremlino, irremovibile, con la sua figura di uomo forte e macho che crea tanto fascino anche in Occidente. Ma anche per lui e per il suo potere gli anni passano: in questo quarto, e probabilmente ultimo, mandato presidenziale, dovrà cercare di raccogliere i frutti della guerra in Siria e di trovare un modus vivendi con l’Europa, gli Usa e gli ingombranti vicini sudorientali: Coree, Giappone e, soprattutto, la sempre più potente Cina. Per ora, Putin si gode il suo successo. E, novello zar, si prepara a plasmare il futuro del mondo.

    di Damiano D'Onofrio


    Parole chiave:

    attualità , cultura , elezioni , russia

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