I DIECI MIGLIORI FILM TRATTI DA STEPHEN KING (PARTE 2) - Come alcuni grandi registi hanno reinterpretato le opere del "re del brivido"
 
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    I DIECI MIGLIORI FILM TRATTI DA STEPHEN KING (PARTE 2)

    Come alcuni grandi registi hanno reinterpretato le opere del "re del brivido"

    6) Misery non deve morire (1990) - Rob Reiner

    Paul Sheldon, uno scrittore diventato famoso per la serie di romanzi con protagonista Misery, ha un incidente di macchina. Una sua fan, Annie Wilkes, lo salva per poi curarlo in casa propria. Quando Paul le farà leggere il manoscritto del suo nuovo romanzo, in cui Misery muore, si scatenerà l’ira della donna, che si trasformerà in una carceriera dal pugno di ferro. Reiner, già regista di “Stand by me”, ancora una volta adatta con successo un’opera di Stephen King, costruendo una pellicola di considerevole durata, ambientata in poche stanze, in grado tuttavia di mantenere costante la suspense. Questo risultato è stato ottenuto anche grazie a due protagonisti del calibro di James Caan e Kathy Bates. Quest’ultima, con la sua intensa interpretazione della mente contorta, folle ed emotivamente instabile di Annie Wilkes, ha vinto un meritatissimo premio Oscar.

    7) La metà oscura (1993) - George Romero

    Thad Beaumont è uno scrittore che ha raggiunto la fama grazie a truculenti romanzi horror scritti con lo pseudonimo di George Stark. Quando deciderà di porre fine a questa fase della sua carriera, Stark dirà la sua in proposito, lasciandosi dietro una scia di cadaveri. Romero, nell’adattare quello che forse è uno dei romanzi più violenti di King, mantiene quella carica di violenza fine a se stessa, che maschera un autocompiacimento, forse anche un umorismo nerissimo, che permeano la figura di Stark. La dualità dell’animo di Beaumont, diviso tra la sua vita pubblica (quella di professore universitario e padre di famiglia) e quella più profonda e oscura (il disinibito Stark) viene resa magnificamente dalla doppia interpretazione di Timothy Hutton, già vincitore a 19 anni dell’Oscar per “Gente comune”.

    8) Le ali della libertà (1994) - Frank Darabont

    Tratto da “Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank”, racconta la storia di un funzionario di banca ingiustamente accusato di aver assassinato la moglie fedifraga e condannato alla detenzione nel penitenziario di Shawshank. Incontrerà individui squallidi e abietti (il diabolico secondino o il direttore del carcere, interpretato da un mefistofelico Bob Gunton), ma manterrà la sua umanità, grazie ad alcuni compagni di prigionia, fino alla fuga finale, una riconciliazione con la libertà, una delle principali caratteristiche che rendono l’uomo tale. Con sensibilità estrema, Darabont ha saputo tratteggiare efficacemente l’ambiente carcerario, descrivendone con sguardo attento il microcosmo, le regole interne, le amicizie, gli odi, la necessità di venirne fuori (che, come il film ci insegna, non è valida per tutti)  narrando così una stupenda storia di affrancamento dalla prigionia e dalla pochezza di una vita grama.

    9) Il miglio verde (1999) - Frank Darabont

    Nel sud degli Usa, un nero di corporatura enorme viene condannato a morte per l’omicidio di due bambine. Il secondino del braccio della morte scopre l’innocenza di John Coffey, che si rivela un essere soprannaturale e dalla bontà ultraterrena, tormentato dal “male che gli uomini fanno agli altri uomini”. Darabont ancora una volta coglie lo spirito dell’opera di King, rappresentando il Sud degli anni ’30, la grettezza, il razzismo, ma anche l’umanità che si può trovare persino in un braccio della morte. Questo profondo e commovente dramma viene supportato da una cast superbo (Tom Hanks, David Morse, James Cromwell) in cui spicca il compianto Michael Clarke Duncan, capace di rendere appieno lo sguardo stupito come quello di un bambino, la bontà e la sofferenza di John Coffey.

    10) Cuori in Atlantide (2001) - Scott Hicks

    Ancora una volta una storia di Stephen King che descrive un’estate (come “It” o “Stand by me”). Un undicenne vede arrivare il nuovo vicino di casa, l’anziano Ted Brautigan, con il quale stringe subito un legame di amicizia e scopre nuove letture (come “Il signore delle mosche”). In seguito scopre che il suo amico ha poteri telepatici e che è inseguito da strani uomini che lo vogliono catturare per utilizzarne i poteri. Questa storia ci permetterà di seguire le vicende del piccolo Bobby e dei suoi amici, entrando ancora una volta insieme a Stephen King (o a chi ne ha trasposto l’opera), nel magico mondo dell’infanzia. La pellicola è impreziosita da una valida interpretazione del sempre grande Anthony Hopkins.

    Ecco dunque la nostra personale classifica dei migliori adattamenti da opere di Stephen King, il nostro omaggio a quei cineasti che sono stati capaci di comprenderne lo spirito e di rappresentare,  a seconda del lungometraggio, le tematiche principali delle opere in questione: la paura, profonda e autentica, che accompagna, in misura variabile, l’uomo per tutta la sua vita, il sangue, gli assassinii, i mostri, ma anche l’infanzia, le estati assolate dell’America di provincia, l’amore, l’amicizia. Ecco perché, a buon diritto, Stephen viene generalmente ritenuto uno dei più grandi autori della sua generazione e non, semplicisticamente, “quello degli horror”.

    di Giuliano Cirucci


    Parole chiave:

    cinema , horror , stephen king

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